Sebastiano Saglimbeni

"Non dobbiamo dare per scontato che un albero sia verde. Il mare azzurro. Non dobbiamo dare nulla per scontato. A vedere s’impara. S’impara che il verde sono mille verdi e che un albero nella fantasia puo` essere rosso. E il fuoco una striscia di azzurro. Potrei dire paradossalmente che nella pittura il colore non esiste. Esiste il desiderio del pittore di dare corpo agli informi bagliori della nostra remota esistenza." Questo discorso, estratto da Arte per amore (Feltrinelli), a firma del pittore e scrittore Ernesto Treccani, diventa, per noi, come un esordio o inizio, di cio` che segue per il neo-artista Roberto Corso. Che, inconsapevolmente, e` dentro questo concetto treccaniano, come tanti altri artisti puri e liberi quando tentano di registrare le loro espressivita` su se stessi e sul concreto vissuto e prediletto. Queste prime esperienze d’arte di Roberto Corso ci consentono una lettura ed una conseguente nota tendente a cogliere segni e contenuti di una produzione culturale esigua, ma condotta con un’appassionata attesa ed un dignitoso, non accademistico rigore, che si trasmette in un equilibrio di immagini. La scrittura ci sembra autonoma, a parte certi riferimenti alla letteratura d’arte ancora lineare o di modello; autonoma e spontaneistica, sin dalle prime prove che – a detta dello stesso artista – risalgono ad un decennio fa e che avevano occupato l’esecutore con una pittura calda ed un segno forte, marcato. La produzione più recente ha come spazio, per l’espressione, diventata più ragione di vita per Corso, la tela e il foglio. Quest’ultimo e`, per i disegni (a tempera mista, in prevalenza), che sono un cospicuo corpus di operette senza unita` tematica, varianti, pertanto, ma legate da una precisa idea, consistente nella ricerca del fiabesco, del fantastico, di una visione della lindezza o nitidezza delle aree naturali che l’artista anche reca nelle tele, dove capeggiano alberi esotici, non comuni nella realtà capestre, o pezzi di questo come simbolo della vita botanica, ora dilaniata, o arsa e distrutta dai veleni industriali. Su questa direzione tematica , il discorso appare più impegnato e reso più icastico nella delineazione formale delle cose che compongono i vari quadri, nei fogli e nelle tele che abbiamo avuto modo di leggere alla galleria "La Meridiana". Che cosa, in effetti, c’e` in questo iniziatore di una cultura che in questa epoca sta sempre più conquistando, emanando febbri realizzative nei giovani ed anche negli anziani, come per avere illusioni necessarie, tendenti a coprire i vuoti delle angosce esistenziali ? C’e` il senso giusto di intendere la vita, più nei suoi aspetti ardui, e poterli svolgere con la fatica della riflessione e con il ricorso al "desiderio" – come nella citazione di sopra si diceva – "del colore". E con colori, dosati e pesati, rispetto alla prima fase, l’artista indora le figure, che, qualche volta, sono nudi muliebri, nelle tele, per l’insorgere dell’eros che indica forme "preziose" e aperte al sensualismo; spesso vita arborea, come richiamata da tempi lontani; costruzioni, come viste dalla fantasia accesa o in sogno. E sono anche queste a dare , nella produzione stabilita nei fogli, un significato quasi poetico, di genere idilliaco, non sempre continuativo o raggiunto, laddove l’operazione si ripete sia pure con quelle uscite conclusivamente positive. O forse, queste iterazioni tematiche, che tentano di riproporre il paesaggio, un po’, qui, sui generis, vogliono fare il punto su ambienti offesi e perduti, di quest’ultima civiltà, come di quella trascorsa, prossima e remota. L’artista – va ancora detto - ha ripreso, per il suo settore grafico, diverse immagini della civiltà medioevale, riscoprendole nel loro aspetto di documento e simbolo, ma anche per intendere quanto possa essere efficace la compresenza di ciò che appartiene al tempo e ritorna, imponendosi, come confronto, esemplarità rarità ed intramontabilita`. Da queste pagine, sull’alveo del leggibile, anche da parte del fruitore meno interessato all’intendimento dell’arte, non si intravede alcun segno tendente ad interrompere la costruzione della formalità , al fine di determinare vie di uscita astrattistiche per illusione del nuovo, ingannevole, e rivoluzionario. Dentro, pertanto, le linee delle cose offerte dalla natura e scoperte o trovate dall’uomo, questo giovane artista, stabilisce e cura la sua espressione grafica e pittorica. Ed infine: se il compito della critica sta nell’analizzazione del processo della rarefazione o di ciò che effetto della livezza ed efficacia, noi, in questa nota, per la realtà in crescita letta, abbiamo provato a farlo.

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